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La stazione era il luogo di partenza dei numerosi pendolari che ogni giorno partivano verso Torino. Oltre, ad essere un luogo arpiniano e anche citata nei romanzo di Cesare Pavese "Paesi Tuoi".

Bra, la stazione in una foto d'epoca

ll piazzale della stazione non è grande e Talin lo guardò bene, con una occhiata circolare, poi disse agli altri che lui avrebbe ripulito il marciapiede lungo l'edificio della stazione. Perchè quello era il posto più importante e la gente avrebbe potuto camminare al pulito verso i treni.

Giovanni Arpino
da "Regina di cuoi" (Tigre dove sei?)




Bra, la stazione ferroviaria

Camminarono sottobraccio fino alla stazione.Gli alberi del giardino pubblico s'erano liberati dalla neve e venivano su nel buio neri e concreti. Gente saliva dalla stazione verso verso la circonvallazione, sentendo il braccio della ragazza ben convinto nel suo, e sentendo lei lunga e magra e aderente, nelle scarpe col tacco alto che si era comprate per fargli piacere.

Giovanni Arpino
da "Regina di cuoi" (Solo una sera)




Bra, giardini pubblici della stazione

Eravamo sdraiati su due panche del giardino pubblico ed era così notte che anche i caffè avevano spento le luci. Di là del giardino c'era la stazione male illuminata e una piazza stretta che non si poteva vedere da coricati. Un'altra piazza era lì a fil d'occhi alla nostra destra, se alzavo un poco la testa potevo vedere i piedi di Luciano al fondo dell'altra panca.

Giovanni Arpino
da "Regina di cuoi" (Australia)




Bra, foto d'epoca

I muratori partivano ancor prima di lui durante la buona stagione, con l'accelerato delle quattro. Molti operai venivano dalla campagna, arrivavano alla stazione dopo un'ora o più di bicicletta da Cervere, Pollenzo, da borgate e cascine perdute. E tutti, preso posto sul treno, infilavano la testa nel fazzoletto o nella sciarpa e si addormentavano di colpo. Dormivano fino a Moncalieri e qui, come se in ogni testa avesse suonato la sveglia, spuntavano fuori dai fazzoletti e dalle sciarpe, aprivano le borse per fare un po' di colazione, un boccone di pane e formaggio o pane e frittata, una sorsata di vino. I più vecchi avevano zucche secche per il vino, i giovani bottiglie, fiaschetti.

Il treno intanto passava il Po, livido a quell'ora, imboccava l'entrata di Porta Nuova, a Torino .Una corsa sotto i portici per raggiungere il tram e via in fabbrica o in cantiere.

Giovanni Arpino
da "Gli anni del giudizio"