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Caffè e osterie - Sono uno dei temi ricorrenti della narrativa arpiniana. Molti di quelli descritti attualmente non esistono più, oppure erano stati citati con nomi diversi da quelli reali. Il caffè e l'osteria sono il luogo dell'incontro con gli amici, delle discussioni, delle partite a carte e a biliardo. Sono luoghi delle opere ma anche e soprattutto luoghi della vita..
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Chiusi la porta a vetri del caffè dietro le spalle e rimasi qualche minuto sugli scalini, respirando a bocca spalancata. L'aria fredda mi svegliava, alleggerendomi di tutti gli umori e le chiuse pesantezze aspirate durante il pomeriggio intorno al biliardo o ai tavoli delle carte. Gli scalini davano su Via Cavour e a quell'ora il passeggio degli studenti, delle madame e dei vecchi incominciava a calare, era quasi tempo di cena. Donne con il recipiente del latte tenuto in equilibrio passavano svelte girando nei portoni di casa. Qualche insegna luminosa al neon metteva solidi denti di luce nel buio della sera d'autunno e gruppi di persone sostavano nel breve tratto della via, davanti ai cartelli del cinema, ai manifesti freschi dei morti o nelle luci delle vetrine che facevano quadrati più chiari sui marciapiedi.
Anche la guardia civica si era ritirata dal crocicchio dei Battuti Neri, e adesso i radi ciclisti e i carri dei buoi potevano passare indisturbati.
Giovanni Arpino
da "Regina di cuoi" (Caffè Comino)
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L'osteria del "Buonumore" è segnata anche nel libro del Touring, ha tre camere riscaldate con bottiglie e terracotte piene di acqua nei letti, e il padrone è anche impresario per lo spurgo dei pozzi neri di Bra, tiene i suoi carri puzzolenti nel cortile dell'osteria, e adesso ha cancellato con un rigore nero la scritta "buonumore", chissà perché.
Giovanni Arpino
da "Regina di cuoi" (Il "via")
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La sala del circolo era quasi vuota, a un tavolo solo giocavano, in un angolo. Dalla sala dei biliardi, oltre la porta vetrata, veniva il rumore secco delle biglie che s'urtavano.
Giovanni Arpino
da "Regina di cuoi" (Un bel rosa)
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La riunione era stata lunga e alla fine, tutti insieme, erano andati al "Cannone d'oro" a bere il vermut.
Giovanni Arpino
da "Gli anni del giudizio"
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Nel cortile dell'osteria "Cannone d'oro", sotto il pergolato, ricominciarono a parlare.
Giovanni Arpino
da "Gli anni del giudizio"
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