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Le Rocche: grotta dell'eremita - L'eremita è un personaggio realmente esistito che viveva in alcune grotte scavate presso l'America dei Boschi.

Bra, le Rocche

Di primo pomeriggio eravamo già nei boschi, per un sentiero che portava dove l'eremita, dopo la guerra d'Abissinia, s'era costruito una casupola e viveva imbrogliando con misture d'erbe le vecchie contadine, allevando una capra, due polli. Chissà se era ancora così catramosa la sua barba, che ricordavo diabolica, quando bambini s'andava a spiarlo davanti al portone del mattatoio. Appena spretato, suo lavoro era stato ramazzare rivoli d'acqua e sangue scuro sul cemento del mattatoio fino alla strada, colpi lunghi di una scopa legnosa nella schiuma, e occhiate fosche al cerchio dei ragazzini che guardavano paurosi dalla piazza.

Più tardi s'era fatto eremita, compariva in città qualche venerdì di mercato su un suo carrettino irrompente furioso per i ciottoli delle strade dietro a un somaro crivellato di colpi. Alle contadine gravide imponeva formule di preghiere a Dio e Mussolini, nei boschi lo si incontrava avvolto nel mantello, un fez rosso in testa, mentre spingeva la capra al pascolo e masticava parole di greco e latino.

Giovanni Arpino
da "L'ombra delle colline"





E Settimio, invece, diventò eremita. Scelse, come località, una zona distante dalla cittadina, chiamata "l'America dei boschi". Là scoprì una grotta e qualche tempo lo passò effettivamente da eremita classico, con la capra; il tramonto ritagliava il suo profilo immobile contro la pietra d'ingresso della grotta.

Giovanni Arpino
da "Storie dell'Italia minore"
(L'eremita)




Bra, le Rocche

Noi due avevamo sempre avuto poco a che fare con la pianura. E se c'era stata una America per noi, quella era l'America dei boschi, poco lontana dalle finestre di case, un andare di colline con cespugli boschi funghi e vallate di castagni di pietre e di uccelli.

Giovanni Arpino
da "Regina di cuoi"
(Non c'è niente al mondo come quel treno)