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La borgata di Cadilù

Cadilù, San Benedetto Belbo,

- Cadilù - rispose breve la zia, e io trovai barbaro il nome di quel posto sconosciuto come così barbari più non ho trovato i nomi d’altri posti barbaramente chiamati (...) Poi la zia disse che c’eravamo, che là era Cadilù, e io guardai alzando gli occhi e il cappello. Vidi una sola casa su tutta la nuda collina. Bassa e sbilenca, era di pietre annerite dalle intemperie, coi tetti di lavagna caricati di sassi perché non li strappi via il vento delle alte colline, con un angolo guastato da un antico incendio, con un’antica finestra e da quella spioveva foraggio.

Beppe Fenoglio
da "La pioggia e la sposa"




Una casa di Langa

Casa di Langa, foto di Giorgio Benazzi

La casa di questo Cora non era nemmeno nella borgata ma sorgeva isolata sul davanti di un bosco. Era bassa e storta come se si fosse ricevuta sulla testa una tremenda manata e non si fosse mai più riassettata, aveva certe finestrelle sghembe e slabbrate e un ballatoio di legno fradicio e rattoppato con pezzi di latte da petrolio.

L’unico sorriso lo mandava, quella casa, dalla parte di tetto rimessa a nuovo, ma faceva senso, come un garofano rosso infilato nei capelli di una vecchia megera.

Beppe Fenoglio
da "L'apprendista esattore"