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Il fiume Bormida

Il fiume Bormida,

Papà, lui come lui, al disastro aveva bene fatto fronte da sé. Già quel giorno, sebbene a Monastero di acqua ne fosse venuta poca, mio padre, che conosceva la sua Bormida, a sentir tutto quel rataplàn di tuoni, che non finiva più lassù sopra i colli, dalla parte di Savona, aveva bell’e capito di che cosa si trattava; e a buon conto aveva fatto portare in soffitta, lesto lesto, tutti quei sacchi di grazia d’Iddio che stavan sotto il porticato a terra, aveva alzata la ruota, assicurate le macine; e i porci, un capitale, li aveva ricoverati nella cascina dei vicini, sopra l’argine. Giusto in tempo: perché, compiuto appena il salvataggio, ecco, preannunciata da spari e botte e allarme di corni dalle colline a monte viavia, era arrivata anche a Monastero la solita furia traditora delle acque, il < Bormiòn >: quel diluvio improvviso, che ti coglie la gente nelle isole, per le boschine e le bestie nelle stalle, e ti porta via ogni cosa, e ti produce, per tutta la valle, il finimondo.

Augusto Monti
da "I Sanssossì"