E San Desiderio venne: la festa di quel santuario all’incontro di tre confini loco è nel mezzo là…- Ponti Bistagno e Monastero: la festa delle < percosse >. E quell’anno si fecero le cose in regola. Aveva manovrato Saracco, il bistagnino, a Firenze: manovrarono quelli di Ponti a San Desiderio anch’essi, s’allearono anch’essi con quei di Monastero, che con la ferrovia c’entravano poco ma a far la forca a quei di Bistagno ci stavano sempre: e l’accordo riuscì a meraviglia. Dopo benedizione: al ballo. Cominciarono, al solito, quei di Bistagno a provocare facendo i bulli e urtando i ballerini; risposero quei di Monastero < sangue di frati e lingue di stroppiati >: e i pontaschi fecero come i cani bull-dog, che il resto della canizza sta abbaiando ancora ed essi han già le polpe del loro uomo in bocca. E lì la solita sarabanda: sacramenti botte, coltellate: il morto; carabinieri, fughe, latitanze; pianti sconsolati delle donne. Ma quella volta perfino la musica ci s’immischiò, che il contrabbasso aveva sotto il Plàn, il più turbolento bravaccio di Bistagno, e con il puntale dello strumento gnek-gnek nella pancia l’avrebbe finito, se non interveniva il clarinetto a salvarlo per pietà.
Augusto Monti
da "I Sanssossì"
(Il sor segretario)