Noi nella vita abbiamo il padre e abbiamo Papà: il padre che ti mette al mondo, Papà che ti leva da terra, e ti tiene come cosa sua e cara. Il padre ti ha generato; ma chi ti vuol bene, e ti diverte bambino e ti castiga grandicello, e uomo, se sopravvive, ti ammira, questo è Papà e nessun altro che lui. Del padre uno nella vita può fare a meno: del Papà no. Succede talvolta che il padre è anche il Papà: più spesso succede altrimenti: il padre muore o manca, per qualche ventura: bisogna che gli succeda un Papà; il quale si trova sempre poi, chi se lo merita, perché Papà può esser la mamma, o il nonno, o il fratello o uno d’altro sangue, magari, estraneo, ma Papà. Per me mio padre è stato anche Papà, e questa è, forse e senza forse, la fortuna più grande che io abbia avuta al mondo. Per Papà invece no: suo padre fu quell’uomo grande e grosso, quel del codino, ch’egli neppure conobbe e appena ricordò; ma rimasto senza padre non però rimase senza Papà. Papà per lui fu il fratello maggiore, il Prete: che lo allevò, lo castigò, lo divertì, lo sostenne, lo guastò, lo ammirò. Ed io, che so come si voglia bene a un Papà, io so perciò come abbia voluto bene mio padre a suo fratello prete; ed io che ora fatto vecchio non rifinisco di parlar coi miei di mio padre, capisco bene come e perché non finisse più mio padre di parlar con me di suo fratello prete.
Augusto Monti
da "I Sanssossì"
(Il prete)