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La modestia del lavoro del padre, prima garzone e poi titolare di una macelleria nel centro storico di Alba non impedì ai fratelli Fenoglio di frequentare il Ginnasio Govone, ai tempi prerogativa della borghesia albese.

Fenoglio ai
tempi del liceo



Proprio al Ginnasio Fenoglio scopre la passione per la lingua e la letteratura inglese, un universo linguistico alternativo in cui si immerge e si rifugia soprattutto nell’adolescenza: giovane timido e schivo, con tendenza ad una balbuzie accentuata in forti stati di emotività, Fenoglio rafforza la sua identità intellettuale lontano dall’ambiente borghese conformista e cattolico che lo circonda, e inizia una ricerca espressiva che svilupperà nei suoi futuri scritti,unitamente all’attività di traduttore che porterà avanti fino alla morte.

Un bell’autoritratto del Fenoglio adolescente si può cogliere tra le righe della descrizione di Agostino, protagonista di La Malora:
“ Guardavo tutto e tutti, per non perdere niente, e mi faceva strano che nessuno guardasse me. Ma c’era una cosa che non mi riusciva di fare ed era guardare in faccia i ragazzi d’Alba che nell’occhio mi sembravano della mia età; li vedevo avvicinarsi ma nell’incrociarli era più forte di me, dovevo chinare gli occhi, per poi voltarmi a guardarli una volta passati. Finchè mi venne una rabbia e quasi come un odio, nel guardarli alle spalle dicevo dentro di me: Ah se fossimo sulla Langa, come vi concio uno per uno, fossimo sul mio terreno. Roba da far pena, ma ero forgiato così.”

In vacanza a San Benedetto Belbo
durante il periodo liceale
(Fenoglio è il secondo da destra)



Al Liceo avrà due illustri insegnanti, che diventeranno per lui un grande punto di riferimento di cultura e di scelte di vita: Pietro Chiodi, professore di filosofia, e Leonardo Cocito, professore di italiano: ambedue si impegneranno in prima persona nella lotta al fascismo orientando il giovane Fenoglio verso alti ideali morali e verso un’insofferenza per la retorica di regime, che lo porteranno alla decisione di aderire volontario alle brigate partigiane.

Da sinistra:
Pietro Chiodi e
Leonardo Cocito



Nel periodo del Liceo Fenoglio conduce una vita sportiva in cui pratica la pallacanestro, il tennis, il calcio ed il nuoto, esplorando assieme al fratello e agli amici l’ambiente fluviale del Tanaro, l’amato fiume della sua città che ricorrerà molte volte a far da scenario ai suoi romanzi. Un ambiente evocativo per la sua atmosfera rarefatta, immerso in una natura selvaggia e mite:
“Poi venne in luce la sponda opposta, pudica, verginale nella sua mattutina selvatichezza, sembrante non solo non includere gli uomini, ma escludere addirittura l’idea di un loro avvento.”

Fenoglio durante
una partita di calcio



Si appassiona anche del pallone elastico, non solo per gli aspetti agonistici dello sport, ma soprattutto per l’umanità varia e tipica che vi ruota attorno e da cui trarrà numerosi spunti per i suoi scritti; lo sferisterio Mermet diventa luogo di ritrovo abituale con gli amici durante tutto l’arco della sua vita,
“sia per la bellezza del gioco, sia perché a veder le partite e a scommettere c’era sempre tanta gente, tutti oziosi, vecchi e giovani…”

Del periodo liceale è anche un difficile amore dello scrittore per una giovane albese di più elevato ceto sociale, facilmente individuabile nel personaggio di Fulvia, adolescente insoddisfatta e piena di ideali ed ambizioni, che diventa un oggetto di tormento per il partigiano Milton, altro personaggio autobiografico di “Una questione privata” in cui Fenoglio identifica se stesso anche nell’aspetto fisico:
“ Milton era brutto: alto, scarno, curvo di spalle. Aveva la pelle spessa e pallidissima, ma capace di infoscarsi al minimo cambiamento di luce o di umore. A ventidue anni, già aveva ai lati della bocca due forti pieghe amare, e la fronte profondamente incisa per l’abitudine di stare quasi di continuo aggrottato. I capelli erano castani…All’attivo aveva solamente gli occhi, tristi e ironici, duri e ansiosi, che la ragazza meno favorevole avrebbe giudicato più che notevoli. Aveva gambe lunghe e magre, cavalline, che gli consentivano un passo esteso, rapido e composto.”

Fenoglio con un amico
durante il periodo liceale