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Monastero Bormida

Monastero - il nome lo lascia intuire - viene fondato da un gruppo di monaci benedettini che, intorno al 1050 circa, giungono da San Benigno Canavese (abbazia di Fruttuaria) chiamati dai marchesi Aleramici per dissodare e seminare le terre già popolate dai Longobardi e poi devastate dalle incursioni dei Saraceni.

I monaci edificano la torre campanaria, il monastero, il ponte. Poi, nel 1393, dopo che l'abate Alberto dei Guttuari ha concesso ampi privilegi e immunità a tutta la popolazione, i Benedettini abbandonano il paese e si stanziano nel monastero di San Bartolomeo di Azzano d'Asti.

Da questo momento inizia anche per il Monastero di Santa Giulia - così viene chiamato il paese fino al XVIII secolo - la storia feudale, con l'investitura fatta dal papa Bonifacio IX ad Antonio e Galeotto Del Carretto, poi confermata e resa perpetua nel 1405 da papa Innocenzo VII. I Del Carretto, così come i Della Rovere succeduti a partire dal 1484 per volere di Sisto IV e poi riconosciuti anche dalla casa di Monferrato nel 1589, si preoccupano sempre di mantenere alla popolazione le immunità e i diritti che avevano acquisito in tempo antico, come confermano anche gli Statuti concessi dal duca Carlo II Gonzaga di Mantova e Monferrato nel 1664, che ripropongono le leggi e i divieti di una più antica stesura medioevale, già confermata una volta nel 1596 dal Senato di Casale.

Nel 1620 il duca Ferdinando concede il mercato due volte la settimana, usanza che viene ribadita anche nel 1696, pur in un periodo di torbidi e di guerre, a conferma della vocazione commerciale del paese.

Sempre nel XVII secolo si stanzia una comunità di Agostiniani, sostituita poi dai Cappuccini, che costruiscono il convento di San Pietro extra muros, tuttora visibile nelle sue strutture principali (chiostri, pianta) anche se la chiesa è stata sostituita da una abitazione.

Nei primi anni del secolo XVII Carlo Emanuele di Savoia, con 8000 fanti e 10.000 cavalieri si reca a Cortemilia, assediata dagli Spagnoli e devasta il territorio di Monastero; ancora più rischioso e causa di una cruenta sparatoria è il passaggio, pochi anni dopo, del duca Vittorio Amedeo, sempre in lotta con la Spagna.

A metà del XIX secolo il feudo è concesso da casa Savoia ancora ai Della Rovere, mentre alla fine del secolo il castello è acquistato dalla famiglia Polleri di Genova, che lo vende poi al Comune.

ARTE E MONUMENTI

Il fiume Bormida si insinua fino a pochi metri dalla torre meridionale del castello, a dimostrazione che l'edificio non nasce a scopo difensivo bensì come corpo abbaziale.

Della presenza monastica è rimasto intatto l'originale campanile romanico della chiesa abbaziale, poi trasformato in torre campanaria e collegato al castello da un aereo ponte ad arco. Alta 27 metri, la torre presenta su tutti i lati quattro ordini con fregi ed archetti pensili, in mattoni i due inferiori e in pietra quelli superiori. In alto si aprono due ordini di finestre con arco a tutto sesto, di cui quelle inferiori in conci bicolori.

Il corpo di fabbrica del monastero corrisponde più o meno all'attuale perimetro interno del cortile del castello, dove si notano piccole finestre medioevali a tutto sesto, probabili punti luce delle celle monastiche, e due colonne dai capitelli romanici.

Numerosi interventi di restauro hanno tuttavia modificato le caratteristiche dell'edificio. Di struttura quadrangolare, con massicce torri laterali, il maniero - visitabile in estate nell'ambito della rassegna "Castelli Aperti" - si colloca nella piazza inferiore del paese, alla quale si può accedere salendo per una caratteristica alzata a ponte (il puntet), attraverso una delle porte di ingresso della antica cinta muraria.

Conserva all'esterno un impianto medioevale, con facciata seicentesca e una graziosa loggia cinquecentesca sul retro, mentre le stanze del piano nobile sono state trasformate a partire dal XVII secolo e presentano pavimenti a mosaico e soffitti a vela e a crociera di cui alcuni affrescati a motivi floreali e geometrici o con figure femminili, talvolta mitologiche, tra cui spiccano per finezza e antichità varie scene della dea Diana allegoricamente raffigurante le quattro stagioni.

Al castello è strettamente collegato il ponte romanico, recentemente restaurato dopo i disastri dell'alluvione del 1994. A schiena d'asino, si compone di cinque possenti arcate disuguali in pietra; è stato edificato dai monaci benedettini agli inizi del XIV secolo e presenta, alla sommità, una nicchia oggi adibita al culto mariano e in passato sede di gabellieri.

La parrocchiale dedicata a Santa Giulia è costruzione settecentesca (le due navate laterali e la facciata sono però del primo Novecento), di struttura già neoclassica e di decorazione ancora barocca.

Sulle volte interne sono effigiati i quattro Evangelisti, il Mistero dell'Eucarestia e ovali con Santi attribuiti alla scuola di Pietro Ivaldi di Toleto, detto "Il Muto" (XIX secolo); più interessanti, oltre a una statua seicentesca della Madonna in legno dipinto, sono alcuni quadri, tra cui le Anime del Purgatorio e una Madonna del Rosario con San Gerolamo e San Carlo attribuite a Guglielmo Caccia detto "Il Moncalvo" e alla figlia Orsola, il Martirio di San Sebastiano, il Transito di San Giuseppe, l'Assunta con Santa Giulia e San Pietro dietro l'altare maggiore.

Le sei ampie vetrate contengono le raffigurazioni delle chiese campestri del paese, con le immagini dei Santi titolari. A parte l'Annunziata, ex-oratorio dei Battuti in piazza Roma ora distrutta, tutti gli altri edifici sono ancora visibili e alcuni conservano qualche elemento architettonico di pregio.

E' il caso, ad esempio, della pieve di San Desiderio, raccolto gioiello dell'architettura barocca del primo Settecento, sorta sul luogo di un millenario edificio andato distrutto nei secoli, dove è conservato un Crocifisso dello scultore Giulio Monteverde di Bistagno; oppure della semplice, settecentesca chiesa della Madonna Assunta, un tempo detta "di Perticale", che fungeva da punto di arrivo di una serie di cappelle monumentali della Via Crucis.

Gli altri edifici di culto, corrispondenti ad altrettante regioni del territorio comunale, portano i titoli di San Rocco (edificata nel XVII secolo per la scampata epidemia di peste), della Madonna delle Grazie o di Sessania (costruita dai reduci della Grande Guerra) e di Santa Libera, di remota origine quattrocentesca poi rifatta in epoca recente, a dominio di una storica strada di collegamento con Denice.

Il centro storico di Monastero ha in parte conservato un'impronta antica, con alcune case in pietra e qualche portale tardomedioevale; scendendo al di sotto di via Piave, lungo gli orti che costeggiano la riva di Bormida, si possono vedere alcuni resti delle mura di cinta e anche quello che resta del canale che alimentava il mulino (casa natale di Augusto Monti) e la centrale idroelettrica poi trasformata in filanda e in industria tessile.


Monastero Bormida nelle parole di Augusto Monti >

Ecco la terra di Augusto Monti, con tutti i luoghi, le case e i discendenti delle persone che animano le pagine dei suoi Sanssôssì. Monastero dalla grande piazza teatro dell’annuale rito laico del Polentone, con il suo arco unico in Piemonte a collegare la torre campanaria isolata al corpo del castello; Monastero con il suo ponte romanico possente e maestoso che da un millennio regge alle piene impetuose di Bormida; Monastero terra di robiole DOP e di vini, di salumi, di miele e di nocciole, di boschi e di pascoli, di escursioni naturalistiche e di soste gastronomiche di prim’ordine.

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