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Beppe Fenoglio tra realtà e finzione: i personaggi de "Il Partigiano Johnny"


Enrico Martini "Mauri"
(LAMPUS)

“Mauri era massiccio eppur felino come sempre, come sempre abbigliato in sobria splendidezza, corretto e gentile come sempre, egli, l’ufficiale regolare per antonomasia, il Comandante di Gruppo di Divisione che si rivolgeva col lei al minore dei suoi ragazzini portaordini.”


Enrico Martini "Mauri", il Comandante Lampus de "Il partigiano Johnny"



Da sinistra: Enrico Martini "Mauri" (Lampus), Piero Balbo "Poli" (Nord) e Carletto


Sotto: due foto di Enrico Martini "Mauri", il Comandante Lampus de
"Il partigiano Johnny"







Piero Balbo "Poli"
(COMANDANTE NORD)


“Nord aveva allora trent’anni scarsi, aveva cioè l’età in cui a un ragazzo appena sviluppato come Johnny la maturità trentenne appare fulgida e lontana ma splendidamente concreta come un picco alpestre. L’uomo era così bello quale mai misura di bellezza aveva gratificato la virilità, ed era così maschio come mai la bellezza aveva tollerato d’esser così maschia. Il suo aquilino profilo aveva quella giusta dose di sofficità da non renderlo aquilino, ed era quel profilo che quando scattò, later on, su un fondo oscuro, davanti a una triade di prigionieri fascisti, tutt’e tre crollarono ai piedi di Nord, in un parossismo di sgomento e di ammirazione. L’aurea proporzione del suo fisico si manifestava fin sotto la splendida uniforme, nella perfezione strutturale rivestita di giusta carne e muscolo. I suoi occhi erano azzurri (incredibile compimento di tutti i requisiti!), penetranti ma anche leggeri, svelanti come mai Nord prevaricasse col suo intenzionale fisico, la sua bocca pronta al più disarmato e meno ermetico dei sorrisi e risi; parlava con una piacevole voce decisamente maschile, mai sforzata. E si muoveva con sobria elasticità su piedi in scarpe da pallacanestro.

I prigionieri fascisti usavano riconoscerlo di primo acchito, al suo solo apparire lontano, anche prescindendo dall’individuale splendore della sua divisa. He always wore the very uniform for the very chief. Al momento dell’introduzione di Johnny, vestiva una splendida, composita divisa di panno inglese, maglia e cuoio; ed altre divise, numerose, tutte formidabili ed eleganti, uniche per invenzione, taglio, composizione e generale apparire, pendevano alla parete del comando."


Sotto: Piero Balbo "Poli" (Nord) fra i suoi uomini durante l'occupazione di Alba



“Venne il ventoso, massivo fruscio dell’autovettura di Nord.
Essa e gli occupanti erano pronti per l’ingresso di gala. Due autisti, rigidi fin d’ora, e sul sedile posteriore, solo, Nord, inguainato nella sua tuta di gomma nera con le cerniere cromate: dominante, solo, monolitico e arcano come un duce assiro.”

“Non sarebbe riuscito a bloccarli, non l’avesse salvato la generale curiosità per l’automobile in cui Lampus e Nord si apprestavano a fare l’ingresso trionfale: una macchina enorme, tutta gialla, lampante preda bellica ai tedeschi, con sui parafanghi ciascun uomo armato di Thompson e dietro, sulle teste fisse dei capi, un uomo torreggiante brandeggiava un bren girevole.”

“Nord campeggiava tra la sua guardia e gli ufficiali invitati.
Vestiva una tuta, così semplice come Johnny e mai l’altro avevano visto più semplice, ma la sua bellezza e fasto fisico erano tali che pur in tuta appariva in state. Intorno gli erravano le sue guardie del corpo, magnificamente nutrite e muscolate, armate fino ai denti e tutte vestite in khakhy, ma con accessori tedeschi.”





Sotto: Piero Balbo "Poli", il Comandante Nord de "Il partigiano Johnny"





Sotto: una delle guardie del corpo di Piero Balbo (Nord) vicino all'Aprilia (Castino, marzo 1945)






Sotto: Piero Balbo "Poli", il Comandante Nord



GIOVANNI BALBO “PININ”
(il padre di Nord caduto nella battaglia di Valdivilla)


“Sorrise e disse: - Siete uomini di mio figlio e non riconoscete il padre di Nord? – Johnny stupì, non aveva mai sentito d’un padre di Nord, che combattesse all’ombra del figlio, ma non vi fu più tempo. Il vecchio ritirò giù il mefisto e disse calmo che Mango oggi era stato una vergogna, una vergogna di tutti e non solo del suo preciso presidio. Poi la voce del vecchio esplose, ad un diapason di collera ed energia. – La mattina è stata di vergogna, ma non il pomeriggio dico! Chiamate abbasso i vostri compagni e inseguiamoli. Agganciamo la loro retroguardia e facciamone strage! – Possiamo e dobbiamo farlo! (…)
Johnny fissava il vecchio, leggendogli la volontà e la capacità di portare se stesso e tutti lì intorno ad un destino – morte o trionfo in eguale misura – e poi sbirciò il cielo, che era gravido di tremendità e di destino.”

Volantino di propaganda anti-partigiana, in cui si sottolinea la distruzione di casa Balbo





Sotto: Giovanni Balbo "Pinin", padre di Piero Balbo (Nord)






Dario Scaglione (TARZAN) e Settimo Borello (SET)
(catturati a Valdivilla e poi fucilati a Canelli)



“E qualcosa doveva essere accaduto a Settimo, perché urlò e dropped la sua arma e con ambo le mani si sollevò la gamba destra e al coperto del camion Tarzan stava prendendoselo a spalla e cautamente, con immensa fatica, lo ritirava oltre il fossato, lungo un rittano.”


Piero Ghiacci
(PIERRE)

“Tenente di aeronautica, antagonista dei caccia inglesi su Malta e Napoli. Su un fisico minuto ed asciutto, leggermente elettrizzato, innestava una irriproducibile faccia di moschettiere guascone riportata in normalità da due azzurri, mansueti, cristiani occhi azzurri. I suoi capelli tendevano al rossiccio, e tutti arricciati con quella minuta densità che Johnny aveva sempre malsopportato, ma che amò sul capo di Pierre.
Vestiva assolutamente clean and tidy, ma senza l’ombra di quello sfarzo vigile che distingueva gli altri capi badogliani.”

Sotto: Piero Ghiacci "Pierre"






Arturo Daidola
(KYRA)

“Il miglior uomo agli ordini di Pierre era Kyra. Era un piemontese di prima generazione, ma di sangui lontani. Aveva una bellezza complessa e diretta eppure d’un ardore nettamente sardo ma come temperato e blended in una morbidità laziale. Era basso, ma come sollevato dall’aurea proporzione delle sue membra, con una voce vellutata eppure virile. Vestiva, al pari di Pierre, con una sobrietà e funzionalità che dava nel puritano, eppure la sua stessa eleganza fisica lo faceva apparire il più brillante e policromo di tutti.”


Sotto: Arturo Daidola (Kyra)






Le staffette partigiane

“Come Johnny notò fin dal suo arrivo nei paraggi del quartier generale, le donne non erano piuttosto scarse nelle file azzurre, con ciò aumentando quella generale impressione di anacronismo che quei ranghi ispiravano, un’abbondanza femminile concepibile soltanto in un esercito del tardo seicento, ancora fuori dalla scopa di Cromwell. Il latente anelito di Johnny al puritanesimo militare, appunto, gli fece scuoter la testa a quella vista. (…)
Esse in effetti praticavano il libero amore, ma erano giovani donne, nella loro esatta stagione d’amore coincidente con una stagione di morte, amavano uomini doomed e l’amore fu molto spesso il penultimo gesto della loro destinata esistenza. Si resero utili, combatterono, fuggirono per la loro vita, conobbero strazi e orrori e terrori sopportandoli quanto gli uomini. (…) E quando furono catturate e scamparono, tornarono infallantemente, fedelmente alla base, al rinnovato rischio, alle note sofferte conseguenze, dopo aver visto e subito cose per cui altri od altre si sarebbero sepolti in un convento.”




PIETRO CHIODI
(professore di storia e filosofia)

“Johnny si ricordò e disse: - È ancora con Kierkegaard? – Figlio mio, Kierkegaard può benissimo esaurire una vita -. E Y: - Io sono un orecchiante, ma è igienico darsi a Kierkegaard di questi tempi? – Chiodi sospirò, nella ineluttabilità della prestazione professionale: - Vedi, l’angoscia è la categoria del possibile. Quindi è infuturamento, si compone di miriadi di possibilità, di aperture sul futuro. Da una parte l’angoscia, è vero, ti ributta sul tuo essere, e te ne viene amarezza, ma d’altra parte essa è il necessario “sprung”, cioè salto verso il futuro…”


Sotto: Pietro Chiodi




LEONARDO COCITO
(professore di italiano e latino)

“E Cocito saettò sull’arrivante Johnny i suoi occhiali. Era occhialuto come Chiodi: ma a Chiodi le lenti rivelavano, magnificavano la pupilla in una tersità cristallina, mentre le lenti di Cocito avevano effetto intorbidante per l’osservatore, gli sfumavano la pupilla in una chiazza misteriosa. Si era immassicciato vieppiù, ma anche agilitato, pareva, e la sua testa aveva assunto la rotondità e l’allure prolifico della leoninità.”


Sotto: Leonardo Cocito






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