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Nel 1763 lo zio Pellegrino muore in Sardegna, dov´era stato vicerè per soli dieci mesi e lascia così al giovane Vittorio, già in possesso di una parte del patrimonio paterno, la propria eredità. Alfieri può così cominciare a disporre di una consistente entrata annuale, dato che le leggi del Piemonte lasciavano libero il giovane da qualsiasi tutela all´età di quattordici anni, sottoponendolo soltanto alla supervisione di un curatore. Padrone della propria ricchezza egli prova un grande senso di liberazione: “Questo nuovo mio stato di padrone del mio in età di quattordici anni, mi innalzò dunque molto le corna, e mi fece con la fantasia spaziare assai per il vano.

Alfieri prova grande insofferenza verso la rigida disciplina militare e i sistemi pedagogici senz’altro antiquati per il suo spirito libero e ribelle ed interrompe così il corso di studi, che, sebbene gli valse la nomina di alfiere dell’esercito regio, egli ricorderà come anni di “
ingabbiamento” ed “ineducazione”.

Si dedica così alla sua vera passione, l’equitazione, e tutti i giorni va a fare lunghe passeggiate con gli amici nei boschi che circondano Torino: potendo disporre di un patrimonio personale, Alfieri nel giro di un anno arriva a possedere ben otto cavalli.

Torino e dintorni nel Settecento

Torino nel Settecento

Per due anni consecutivi ottiene la licenza da parte del re Carlo Emanuele III a viaggiare, per prepararsi a poter intraprendere la carriera diplomatica.

Il 4 ottobre 1766 parte in compagnia di un aio inglese, il prete cattolico John Tuberville Needham, di due giovani, uno fiammingo e uno olandese, e di cinque servitori. Uno di essi è il suo cameriere Francesco Elia (nato nel 1730 a Ferrere d’Asti), «
uomo di sagacissimo ingegno», che rimarrà al suo servizio fino al 1785, e che gli sarà prezioso nelle più diverse incombenze, non ultima quella di curarlo delle molte infezioni veneree che Alfieri contrarrà durante i suoi viaggi.

Inizia così un tour delle le maggiori città italiane: Milano, Parma, Bologna, Ferrara, Firenze, Lucca, Pisa, Livorno, Siena, Roma , Napoli, Venezia: attraverso questi soggiorni conosce molte delle personalità dell’epoca e viene acquisendo, senza accorgersene, la “
scienza del mondo e degli uomini, (...) stante la gran quantità di continui e diversi quadri morali che mi venivan visti e osservati giornalmente.

Firenze nel Settecento

Firenze nel Settecento

Roma nel Settecento

Roma nel Settecento

Venezia nel Settecento

Venezia nel Settecento

Il raggio dei suoi spostamenti si fa più ampio e passando attraverso Marsiglia e la Provenza giunge a Parigi, una città da tempo vagheggiata e desiderata, che però lo delude profondamente, tanto da definirla un “fetido e fangoso sepolcro”. A Parigi Alfieri passa le sue giornate “fra i passeggi, i teatri, le ragazze di mondo, e il dolore quasi che continuo”, e dopo la visita alla corte di Luigi XV a Versailles, disilluso e stufo, decide di partire per l’Inghilterra.

Parigi nel Settecento

Parigi nel Settecento

In compagnia del Marchese di Rivarolo attraversa la maggior parte delle province di “
quel fortunato e libero paese”, ed approda a Londra, dove conduce una intensa vita di relazioni pubbliche e ammira i benefici effetti dell’”equitativo governo” inglese.

Londra nel Settecento

Londra nel Settecento

Nel 1768 giunge a L’Aia in Olanda, dove vive la sua prima vera esperienza d’amore con Cristina Emerentia Leiwe van Aduard, moglie del barone Imhrof: l’amata è ben presto costretta a raggiungere il marito per evitare lo scandalo, e Alfieri cade in una cupa disperazione che lo porta a tentare il suicidio, impeditogli dal provvidenziale Elia.

Alquanto rinsavito, ma dolentissimo” fa ritorno a Torino dalla sorella Giulia e per l’intero inverno si dedica alla lettura: nel viaggio di ritorno verso il Piemonte aveva infatti acquistato a Ginevra «un pieno baule di libri», soprattutto francesi, fra i quali le opere di Rousseau, Montesquieu, Helvétius.

Nel 1769, all’età di vent’anni, riceve una nuova cospicua eredità e si rifà vivo in lui il desiderio di viaggiare per conoscere. Parte per il secondo grande viaggio attraverso l’Europa: Innsbruck, Augusta, Monaco, Vienna, Praga, Dresda, Berlino, dove viene presentato a Federico II.

Nel 1770 visita la Svezia, che lo incanta per la sua natura maestosa e primitiva fatta di selve e laghi ghiacciati. Attraversa in barca il Baltico ancora gelato non senza avventure, e approda a Pietroburgo: l’incontro con la cultura russa rappresenta una nuova cocente delusione, tanto che definirà i Russi “
barbari mascherati da europei” e farà presto ritorno all’amata Londra.