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Il treno rappresenta per Cesare Pavese lo strumento, il mezzo per fuggire dalla realtà quotidiana, per scoprire mondi nuovi, per cambiare il corso della propria vita.

La stazione di Santo Stefano Belbo in una cartolina d'epoca

Fu Nuto che mi disse che col treno si va dappertutto, e quando la ferrata finisce cominciano i porti, e i bastimenti vanno a orario, tutto il mondo è un intrico di strade e di porti, un orario di gente che viaggia, che fa e che disfa, e dappertutto c’è chi è capace e chi è tapino.

Cesare Pavese
da "La luna e i falò"





Così, certi giorni ch’ero nei beni, nelle vigne sopra la strada zappando al sole, e sentivo tra i peschi arrivare il treno e riempire la vallata filando o venendo da Canelli, in quei momenti mi fermavo sulla zappa, guardavo il fumo, i vagoni, guardavo Gaminella, la palazzina del Nido, verso Canelli e Calamandrana, verso Colosso, e mi pareva di aver bevuto del vino, di essere un altro, di esser come Nuto, di arrivare a valere quanto lui, e che un bel giorno avrei preso anch’io quel treno per andare chi sa dove.

Anche a Canelli c’ero già andato diverse volte in bicicletta, e mi fermavo sul ponte di Belbo…

Cesare Pavese
da "La luna e i falò"