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Tutte le citazioni sono tratte dal diario di Lajolo "24 anni - Storia spregiudicata di un uomo fortunato"





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Renato
BIROLLI

Ottobre 1955
Birolli è un pittore che ogni giorno vuole reinventare se stesso, le immagini che dipinge e i colori che gli consigliano la natura e la fantasia. È anche un lettore accanito di libri, segue ogni iniziativa culturale. Il suo impegno politico è particolare, discontinuo. Anche la politica per lui è un’arte che non può aspettare rifugiandosi nell’opportunità e nell’immobilismo. (…) Oggi sono appena arrivato al giornale, quando Birolli irrompe deciso in ufficio senza aver perduto nel volto la consueta timidezza. Ha sempre la preoccupazione di essere importuno. Ormai ci conosciamo bene e lo metto subito a suo agio.”Senti” mi dice, “ho deciso di impegnarmi in politica. Voglio condannare certe vergogne che mi feriscono. Non sono mai stato un vignettista e non so se riuscirò ad esserlo né ho mai saputo essere sarcastico. Ma voglio provarmi. Mi piacerebbe fare su L’Unità una vignetta settimanale di protesta, di costume, di battaglia.

Floriano
BODINI

15 maggio 1966
Floriano Bodini ci mostra le sue sculture. Papa Montini in legno, le colombe, il volto della figlia Paola. Bodini è giovane eppure dà la sensazione di venire da molto lontano. Dagli Egizi, da un’Africa dolente, passando attraverso tutta la cultura dei maestri europei.

Corrado
CAGLI

12 dicembre 1965
Attraverso Guttuso, da tempo, avevo fatto amicizia con Corrado Cagli. Cagli non è soltanto un pittore. Ama discutere di tutto, di politica, di economia, di matematica, di filosofia. Tenace studioso di Jung, s’inoltra nella materia con una preparazione straordinaria. E tutta questa cultura, ravvivata dalla fantasia, la trasferisce nei dipinti. Ludovico Raggianti non a caso lo definisce “artista copernicano”.

Carlo
CARRÀ

20 ottobre 1961
Sono salito sul treno a Roma, per rientrare a Milano. (…) Dopo mezz’ora, chiuso il libro, scorgo sul sedile di fronte la calvizie di Carlo Carrà, la testa bianca con i capelli che scendono fino sul collo da sotto il basco nero. Il suo volto è il solito, perennemente imbronciato. (…)
“Caro Carrà, come mai in viaggio?”
“Sono tornato da Londra dove sono andato per la mia mostra e ho fatto tappa per due giorni a Roma. Sono stato ieri sera a cena col tuo amico Guttuso. È sempre generoso ed entusiasta –la gioventù è la più bella pittura – ma toglimi una curiosità: il ritardo di questo treno è dovuto davvero a quello che ho sentito dire poco fa, e cioè che aspetta l’arrivo di voi parlamentari?” Carrà mi sbircia sorridendo e bofonchiando: “Cosa vuol dire il potere!”
“Tu hai mai creduto al potere?” Gli chiedo.
“Sono nato anarchico e nonostante tutte le svolte che mi hanno portato a battere spesso il testone contro il muro, mi è sempre rimasto un po’ di germe libertario. Spesso ho usato la libertà come licenza, sono una testa verde, d’altronde non veniamo entrambi dai paesi contadini del Monferrato per cui ce la portiamo dentro un po’ di gramigna? Anch’io come te ho girato mezzo mondo e ho preso dimora in tante città ma i viaggi più meravigliosi sono stati quelli della fantasia, quando ritorno con la memoria alla felicità dell’infanzia al paese dove sono nato. (…) Vienimi a trovare in studio. Ci sono tutte le mattine; tu mi parli delle nostre colline e chissà che non riesca a dipingere quell’albero che sta davanti alla chiesa di Quargnento per dartelo come ricordo.

Felice
CASORATI

14 dicembre 1945
Ho conosciuto Casorati. Un pittore che non s’è infettato con il fascismo. Mi ha parlato di Carlo Carrà e di Pietro Morando. Erano amici inseparabili e frequentavano Gramsci e Gobetti. Mi ha raccontato di una cena con i due personaggi: "Tutti e due sapevano di politica e di cultura e tutti e due capivano benissimo anche la pittura.”

Giorgio
DE CHIRICO

8 maggio 1965
Sono stato ore ed ore al Caffè Greco sempre frequentato dagli stessi personaggi. Stanno seduti ai loro tavoli come in un museo. Troneggia De Chirico cha dal fondo guarda tutti senza vederli. Si considera sempre al di sopra delle altre teste, in un empireo sfottente, chiuso in una antica armatura alla maniera dei suoi prototipi. Mi saluta con un cenno quando sono costretto a passargli davanti. Sono venuto in compagnia di Gillo Pontecorvo. (…) Gillo dice osservando De Chirico: “Vedi, quello ha superato il problema di Amleto definitivamente. Non ha più dubbi né su se stesso né sugli altri. È trasvolato nel mondo della perfezione. Dialoga con i miti greci, con le divinità. Non ti pare una fortuna sfacciata?”

Agenore
FABBRI

15 maggio 1966
Agenore Fabbri invece è la scultura ferita, le creature ch’egli scolpisce portano in loro i segni della guerra e della violenza. Danno testimonianza dell’ingiustizia del mondo, della crudeltà umana. Entrare nel suo studio è incontrare un pittore offeso come le sue creature. Ha sul volto il dramma che racconta nel marmo, nel bronzo o nella creta.



Renato
GUTTUSO

11 gennaio 1964
Sono stato in Vaticano con Guttuso a vedere la porta di San Pietro che Manzù ha ultimato dopo le note peripezie. Ha vinto la volontà testarda dell’artista che esprimeva null’altro che la libertà di creare. È Guttuso a parlare, Manzù ascolta. Alla fine dice a Guttuso con gli occhi semichiusi: "Se quelli che vedranno questo lavoro fossero tutti artisti come te sarei capito persino nelle intenzioni”. E Guttuso: “Noi siamo condizionati dal nostro mestiere, tu non l’hai scolpita né per i cardinali conservatori e burocrati né per i critici d’arte. L’hai scolpita per la gente semplice. La capiranno tutti.” Manzù sposta il cappellaccio sulla testa come a dire che non ne è proprio certo.

Sebastian
MATTA

3 febbraio 1967
Non lontano un’altra mostra. Quella del pittore cileno Sebastian Matta. Lo troviamo in Galleria. È un uomo aperto, che parla volentieri. La gallerista che ha esposto i suoi quadri mi chiama in disparte e mi dice che Matta sarebbe contento se scrivessi qualcosa sulla sua pittura. Prometto, anche se fosse solo per quel dipinto che mi sta di fronte cui Matta ha dato per titolo Che cosa accade ragazzo? Guerra e violenza sono nei segni e nei colori. Matta è stupefacente. Conoscevo già una sua primavera alla maniera di Botticelli dove emergeva il suo inconfondibile estro.

Marino
MAZZACURATI

18 novembre 1961
Molte sere a Roma le passo con Marino Mazzacurati. Ha una gran casa-studio in un quartiere di periferia. Scappo volentieri da Montecitorio ed ogni volta che arrivo da lui c’è sempre da fare qualche scoperta e qualcosa da imparare. Mazzacurati possiede una cultura nel campo artistico non comune. Con Mafai, Scipione, la Raphael, è stato l’anima della “scuola romana”. Quando parla di Scipione è come se l’amico ricompaia vivo.

Francesco
MENZIO

14 dicembre 1945
Menzio ha un sorriso che nessuno riesce a disperdergli dal viso. È la serenità. Parla poco e lento. Conoscere gli artisti, quelli che ci danno poesia con i segni e i colori è emozionante. Sono tutto gesti anche loro, come non sapessero esprimersi a parole.

Giuseppe
MIGNECO

15 maggio 1966
Per arrivare allo studio di Migneco bisogna penetrare nel cuore della vecchia Milano, in un palazzo roso dal tempo, cinque piani di scalini da salire a piedi stando attenti a non inciampare in quelli rotti. Migneco ha in testa il solito basco. Al centro dello studio ha posto il quadro che ha preparato per noi: La partenza dell’emigrante. Le sue figure sono inconfondibili come fossero intinte nella nostalgia della sua Sicilia. Migneco parla piano ad occhi bassi. La sua pittura è un raccontare ripetuto, monocorde come se le figure insistessero a guardarti allo stesso modo dei contadini e delle donne sicule schierate lungo i campi a salutare un treno che passa e che non si fermerà mai perché possano salirvi sopra.

Giorgio
MORANDI

19 giugno 1964
È morto Giorgio Morandi. Un pittore che nei suoi quadri di una sorprendente semplicità sapeva fermare la poesia. La metafisica del reale. Coerente sempre come uomo e come artista. L’avevo incontrato due volte. Sempre nel suo studio, parlava lento come dipingeva, meditando, mentre passavano silenziose come ombre le due sorelle.

Pablo
PICASSO

21 aprile 1949
Per l’Italia fascista era un pittore del quale bisognava ignorare l’esistenza. Il motivo vero: Picasso ha sempre dichiarato di essere comunista e la sua pittura è tutta a difesa della dignità umana. Guernica rimane la condanna più tremenda della guerra e dell’aggressione fascista alla Spagna.
Ho stretto la mano a Picasso sul marciapiede davanti alla Salle Pleyel. Picasso ha un talismano: non può invecchiare. I suoi occhi sono lampi lucenti. La sua mano è forte. Vale avere vissuto e combattuto dalla parte giusta per questa stretta di mano. Vivaddio! Mi pare di abbracciare le cose che più amo nel mondo, la luce, l’erba, la poesia, la pittura, la colomba, l’amore.

Fausto
PIRANDELLO

15 maggio 1966
Da molti giorni con i componenti della Commissione della Presidenza della Camera frequentiamo gli studi dei pittori per acquistare una loro opera. Per esempio Pirandello che porta il nome famoso del padre. Uomo taciturno, modesto e schivo impastato con i suoi paesaggi.

Alfaro
SIQUEIROS

26 ottobre 1951
Alfaro Siqueiros è un pittore noto in tutto il mondo. Non è soltanto pittore ma uomo di battaglia. Con i suoi murali ha fatto parlare i vivi e i morti. L’ho incontrato a Genova dopo una conferenza. La sua faccia olivastra ha un’espressione forte ed energica. Il naso sa di azteco, gli occhi nerissimi, la parola travolgente. Dipinge per lottare e lotta per dipingere. Vibra in ogni sua parola il Messico dolorante e battagliero. Mi regala un suo disegno su cui scrive il suo nome accanto al mio.

Luigi
SPAZZAPAN

14 dicembre 1945
Quasi ogni sera dopo le ventidue batte ai vetri del mio ufficio, al primo piano di corso Valdocco, il pittore Spazzapan. È un uragano di bestemmie e di proteste. Gli occhiali stretti sul naso, vestito severamente di scuro, la farfalla al colletto della camicia, un bastoncino in mano. Parla come abbaiasse, ma è più buono del pane. Siamo diventati amici. Viene quasi tutte le notti. Mi porta sempre qualche disegno da vedere. Disegna come parla, graffiando. Non lo riconoscono per quello che vale né i mercanti né i critici. Sono stato nel suo studio. Mi sembra un grosso pittore.



Carlo
ZAULI

15 maggio 1966
Zauli è la Romagna che vive nella sua arte più antica, la ceramica. Le sue ciotole riportano alle radici del mondo contadino provenendo dalla preistoria. Dalla ceramica alla scultura con la stessa intensità. Zauli sorride sempre come lavora sempre. Ha patito insieme al padre il campo di morte nazifascista e non ne parla mai. Trasfonde nella scultura la libertà. Sono incontri che non dimentichi.

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