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Tutte le citazioni sono tratte dal diario di Lajolo "24 anni - Storia spregiudicata di un uomo fortunato"





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Giorgio
AMENDOLA

25 aprile 1945
Non avevo mai visto Giorgio Amendola. Mi parve alto come una torre. Un viso tra il duro e il sorridente a seconda di quanto diceva. Capii subito che era un uomo volitivo.



Pietro
INGRAO

25 luglio 1957
Ingrao è di quei compagni che non si ritengono infallibili. È onesto fuori e dentro.

“Con Ulisse io ho trascorso anni ed esperienze, che sono una parte della mia vita, difficile da strappare e da dimenticare. Facemmo insieme L’Unità: noi, pure così diversi l’uno dall’altro.” (Pietro Ingrao)



Nikita Sergeevic
KRUSCIOV

Settembre 1956
Annunciano che sta per arrivare Krusciov. (…) Krusciov viene avanti col suo sollecito passo contadino sulle gambe corte e la persona tozza. Saluta tutti quelli che incontra calorosamente. È come se improvvisamente in sala fosse entrato il rumore di un uragano. (…) Krusciov ci saluta come vecchi amici, come se ci fossimo lasciati la sera prima. È un uomo che ha un fascino popolaresco e ci tiene a farne sfoggio in mezzo a tutta quella ufficialità.



Luigi
LONGO

12 dicembre 1945
Longo è di Fubine, un paese contadino non lontano dal mio. Ha combattuto tutta la vita, spesso con le armi in pugno. Dalla Spagna alla Francia, all’Italia. Nel partito lo chiamano “il maresciallo di ferro”. È stato comandante di tutti i garibaldini e vice comandante generale dei volontari della libertà. Non ama ricordare i suoi meriti, né vuole che gli vengano ricordati. S’è messo in borghese, quel che è stato è stato.



Celeste
NEGARVILLE

3 giugno 1945
Ho conosciuto un altro dirigente comunista, con una bella faccia intelligente: Celeste Negarville. Lo chiamano “il marchese” perché è raffinato, elegante, colto. In realtà viene dalla Fiat come autentico operaio. Il fascismo lo condannò per cospirazione costringendolo in carcere e poi in esilio. In carcere ha studiato politica e letteratura. Conosce la Divina Commedia come pochi e in galera ha imparato a memoria tutto l’Inferno per esercitarsi. (…) Mi ha impressionato più di altri compagni perché non parla per schemi e non ha timore di esprimere i suoi dubbi.

22 luglio 1959
Ricordo l’ultima mattinata della sua vita. Mi aveva mandato a chiamare alla Camera dei deputati. Ero corso presso di lui. (…) Mi chiese con un filo di voce di andare alla gelateria Giolitti presso Montecitorio a prendergli un gelato. (…) Con un filo di voce mi disse di abbassarmi sopra di lui, le parole gli arrivavano con fatica alle labbra: “Tu, come me, hai solo una figlia” mi disse. “Per tutta la vita io ho pensato prima al partito poi a mia figlia. Non è stato giusto, non imitarmi.



Pietro
NENNI

27 agosto 1946
Sono stato da Nenni con i comandanti. (…) È la prima volta che incontro Nenni. Il volto corrisponde alla voce, sa di popolo. Nei suoi occhi non passano ombre. Mi chiede di Torino, degli operai della Fiat, del suo compagno Castagno, di Passoni, di Antonicelli: ”In Piemonte avete fatto molto per la vittoria della democrazia.”

30 giugno 1961
Lunga conversazione con Nenni. È un uomo che mastica politica in continuo, preso come da malattia o da innamoramento. Eppure la politica gli ha dato più disillusioni e amarezze che soddisfazioni. (…) Nenni è un uomo semplice, epidermicamente ingenuo anche se ha navigato sempre nella difficile sfera della politica. Paga costantemente la sua fiducia negli uomini.



Giancarlo
PAJETTA

24 maggio 1947
È venuto Giancarlo Pajetta a Torino. Siamo stati finalmente per qualche ora insieme. La sua è una delle famiglie torinesi che hanno dato tutto alla causa della libertà. Giancarlo si è informato di Pavese. Aveva saputo delle sue visite notturne a L’Unità. Pavese ha dato lezioni a suo fratello Gaspare prima che partisse per i sentieri partigiani per morire in battaglia. Pajetta ti taglia le parole in più che vorresti dire, con l’ironia. Ma se si accorge di averti colpito e tu gli fai il controcanto allora diventa timido. Forse sta sempre all’attacco per questo. È un oratore trascinante.



Felice
PLATONE

24 febbraio 1955
Felice Platone è morto a Roma. Era un uomo di grande familiarità, intelligenza e cultura. Eravamo a contatto quasi ogni giorno perché aveva il compito di rivedere tutte le edizioni de L’Unità numero per numero e farci le sue osservazioni. La sua lunga permanenza in Urss aveva dato al suo carattere, già pacioso e mediatore per natura, quella vernice diplomatica che lo portava a fare cose di cui non sempre era convinto. Aveva la virtù di saper obbedire con intelligenza e anche la capacità di farti capire che non sempre si può dire di no, anche quando andrebbe detto. Con me, forse perché eravamo delle stesse parti, lui era nato ad Azzano d’Asti non lontano dal mio paese, talvolta si sbottonava, ma appena capiva che io prendevo al volo quello che invece bisognava subito dimenticare, ridimensionava, correggeva.



Umberto
TERRACINI

7 novembre 1946
Ho conosciuto Umberto Terracini. Uno dei fondatori del Pci a Livorno. È il comunista che ha patito più carcere fascista. Parla con uno strano ritmo, benissimo. Mi dicono che in cella d’isolamento continuava a parlare da solo per non diventare muto. Di qui la sua oratoria dal ritmo incalzante. È un uomo che per dimostrare di essere democratico non ha bisogno di dare manate sulle spalle.



Palmiro
TOGLIATTI

25 maggio 1945
Togliatti è giunto per la prima volta a Torino dopo i giorni della Liberazione. Sono stato tra i primi ad andargli incontro. Colpiscono gli occhi penetranti quando ti parla. Sorride appena anche quando abbraccia un vecchio amico come Santhià. La folla lo trascina via.

15 febbraio 1954
Togliatti è venuto a Milano per celebrare i trent’anni di vita de l’Unità. (…) Alla sera colgo l’occasione per parlare a lungo con Togliatti. Contrariamente a molti altri compagni che sono a contatto quotidiano con lui, io non soffro di riverenza. Con Togliatti ho la stessa confidenza come con Longo e con gli altri dirigenti. Anzi, Longo, quando non vuol sentire qualcosa che non gli garba, chiude il viso come una cerniera e lo vedi andare lontano con lo sguardo. Togliatti no. Si direbbe che ama ascoltare chi non misura sempre le parole, persino gli sfoghi. C’è da tempo una lotta sempre meno sorda perché perché l’edizione de l’Unità di Milano si adegui a quella romana. (…) Io resisto da tempo nel difendere una certa autonomia. Nei titoli, nel disporre le notizie, soprattutto nella terza pagina. Approfitto di quel colloquio per chiarire con Togliati il mio punto di vista.



Mao
TSE-TUNG

21 settembre 1956
Mao veste una divisa grigio verde chiusa fino al collo. Senza gradi né medaglie né alcun altro segno distintivo. Anziché bianchi i denti sono neri e lucidissimi. Mao porta calze rosse di spesso cotone che gli ricadono sulle scarpe, proprio come mio padre.



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