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Tutte le citazioni sono tratte dal diario di Lajolo "24 anni - Storia spregiudicata di un uomo fortunato"





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Michelangelo
ANTONIONI

12 ottobre 1960
Ieri sera sono stato con Antonioni a vedere L’avventura. Persino il suo volto è misterioso nei segni, nelle rughe sulla fronte. Negli occhi vaga una malinconia inspiegata. Ha voluto che a vedere il film andassimo di pomeriggio per accompagnarmi poi a cena al ristorante di Piazza del Popolo. L’avventura è un film di una intensità straordinaria. Sta appeso a un esile filo di trama, eppure non riesci a distrarti. Ti precipita nel suo buio.


Marco
BELLOCCHIO

9 aprile 1966
Ho parlato con Marco Bellocchio mentre eravamo a cena allo stesso tavolo dal “Moro”, a proposito della discussione che c’è stata sulle pagine di Rinascita sul suo film I pugni in tasca. Bellocchio è un giovane che sa di valere e non lo nasconde, direi che lo ostenta. Mi ha letto una sua nota autobiografica e vi ho sentito certi scritti giovanili alla D’Annunzio. (…) Marco si dice lusingato che Rinascita abbia aperto una discussione così interessante. Quello che ha più peso per lui è il giudizio di Italo Calvino. Mi dice Bellocchio: "Io ho voluto fare proprio quanto dice Calvino: fare saltare in aria tutti i termini del discorso. Non è per me una provocazione ma una constatazione. Io porto dei fatti. Non casualmente interessano la famiglia, la provincia, la borghesia, perché è lì che c’è più muffa. È una rivolta? Non l’ho inventata io, è quanto accade ogni giorno. La mia generazione non si riconosce più in questa società.”



Mauro
BOLOGNINI

19 novembre 1966
Il produttore cinematografico De Laurentiis e il regista Bolognini mi chiedono di scrivere una traccia di un film per una protagonista donna: la Mangano. De Laurentiis va per le spicce: “Tu hai scritto un bel libro su Pavese, mi serve un Pavese donna.” Bolognini sorride e mi fa capire di accettare. Quando usciamo dall’ufficio Dino con Bonicelli e Bolognini ripeto loro che la cosa è impossibile. Poi mi viene in mente un romanzo della Wolf, che avevo letto anni addietro: Gita al faro. Ecco, si può partire da lì.


Vittorio
DE SICA

22 gennaio 1952
Invitato da De Sica e Zavattini sono stato a Bologna alla prima di Umberto D. Se in tutti i loro film al realismo della denuncia, all’arguzia e all’ironia si univa sempre qualche lampo drammatico questo è un film dove serpeggia dall’inizio alla fine una mestizia agghiacciante che consuma una tragedia silenziosa. Sono rimasto scosso. (..) De Sica d’improvviso: "Che cosa ti suscita dentro questo nostro Umberto D?” “Un profondo, insopprimibile bisogno di solidarietà umana.” “Ce l’abbiamo fatta” conclude Zavattini battendo una mano sulla spalla a De Sica.


Federico
FELLINI

30 agosto 1953
Casiraghi ha portato Fellini in redazione a raccontare il suo film I vitelloni. Lo racconta in modo da farlo seguire scena dopo scena. Fellini con furba modestia dice di aver voluto fare uno scherzo a certi suoi amici. In realtà il film è uno specchio del tempo che attraversiamo con avvisaglie per il futuro.



Pietro
GERMI

3 febbraio 1962
A cena con Germi, uno dei registi più attivi. Mi sfida da socialdemocratico alla polemica aperta, ma in realtà vuole portarmi a vedere il suo film. Divorzio all’italiana non è soltanto divertente ma Germi è riuscito, almeno in parte, a tenere vivi nel raccontare il grottesco, la satira,la denuncia come nei libri di Brancati. (…) Germi è un orso amareggiato dalle donne. Quando mi fa le sue confidenze intime perde ogni atteggiamento aggressivo. Si scoprono i suoi sentimenti, la sua timidezza, il suo modo doloroso di vivere.



Alberto
LATTUADA

9 settembre 1952
Sono stato a Venezia per una conferenza di partito e ne ho approfittato per assistere ad alcuni film al Festival del cinema: Il brigante di Tacca del Lupo di Germi, Lo sceicco bianco di Fellini, Europa 1951 di Rossellini, Luci del varietà di Lattuada.
Abbiamo discusso fino a tardi. Piazza S. Marco è un salotto dove non è segnato il tempo nonostante che “i mori” lo battano sul bronzo. Rossellini non accetta molti confronti. È perennemente in trance. Fellini è un gattone che ascolta molto e poi dà la sua zampata furtiva. Lattuada ama buttare in scherzo: "Niente è mai concluso e definitivo, una pagina e poi si volta il foglio”. Germi fa girare il suo toscano fra i denti, mi toglie di mano la pipa e mi costringe ad accettare l’altro mezzo toscano: “È più forte, più buono", poi si va a dormire intontiti.



Curzio
MALAPARTE

6 agosto 1955
Curzio Malaparte mi ha invitato al Teatro Nuovo ad assistere alla prova del suo lavoro teatrale Sexophone. Non ne sono rimasto troppo convinto. La provocazione è troppo scontata, ci sono fiumi di parole e poco teatro. Per l’amicizia che ormai ci lega non ho fatto mistero delle mie critiche. Malaparte ne è rimasto un po’ sconcertato. Tutti mi chiedono come mai sono diventato amico di un personaggio tanto discusso. Il nostro primo incontro era stato burrascoso. Malaparte teneva allora banco con la sua penna appuntita sul settimanale Tempo in una rubrica settimanale: Battibecco. Mi aveva bersagliato per tutta una puntata (…) Si impegnò a venire nella redazione de L’Unità la sera stessa a mezzanotte precisa. Malaparte fu puntualissimo. Subito la sua alta statura riempì la porta. Pettinato, imbrillantinato come sempre, elegante e raffinato in un completo grigio si presentò spiritosamente con queste parole: “Eccomi nell’antro del leone.” (…) La nostra conversazione durò fino alle quattro del mattino. Non si accennò neppure alla polemica. Il suo modo di parlare di mille cose assieme era affascinante. (…) Era certo un teatrante abilissimo, ma anche un uomo capace di autocriticarsi fino al masochismo. Il colloquio si concluse con la promessa comune di dirci sempre la verità in faccia, come una cura reciproca, perché l’amicizia avesse il suo senso vero.



Ermanno
OLMI

11 settembre 1961
Ho conosciuto un altro regista, forse ancor più timido di Pasolini e anche lui al primo esperimento di lungometraggio: Ermanno Olmi. Mi ha invitato a vedere il suo film Il posto. Dopo il film, prima che possa dirgli quel che ne penso, Olmi mi anticipa: “non ritengo di aver fatto un film, non ho inventato nulla, ho voluto soltanto raccontare un fatto della vita quotidiana senza attori, con gente incontrata per strada.”
“Hai fatto una cosa molto vera ed importante. C’è nel tuo film l’innocenza che rompe con i troppi intellettualismi e la tua verità interpreta l’ansia della vita di chi deve camminare soltanto con le sue gambe e resistere con il suo coraggio."



Pier Paolo
PASOLINI

1 luglio 1959
Ho cenato con Pier Paolo Pasolini, per discutere sul romanzo: Una vita violenta. (…) Mi ha colpito come Pasolini fosse riuscito a raccontare le borgate romane dopo essere stato tanto intriso del Friuli. Dal dialetto friulano al gergo romanesco. “Come hai potuto immedesimarti in due realtà tanto diverse? Quali sono le tue vere radici?” La mia domanda prima lo diverte poi lo intristisce. Mi spiega con dialettica convincente tra paradosso e ragione che nessuno di noi ha radici. Quello delle radici è un luogo comune. “Nessuno di noi ha radici: chissà da dove veniamo. Le radici le germiniamo di giorno in giorno. Chi vive e non vegeta le getta rigogliose, chi non ama la vita le dissecca sul nascere. Io non mi sento radicato in nessun luogo, né a Bologna dove sono nato, né in Friuli dove ho conosciuto giorni chiari e altri scuri, né a Roma dove ora vivo. Mi affianco alle persone sapendo già che non sono legami eterni: cerco di serbare fedeltà all’intelligenza, questa conta per capire, per giudicare, per non essere sconfitto dalle illusioni".

3 giugno 1964
Pasolini arriva trafelato a Montecitorio con una cartella sotto il braccio. Mi mostra alcuni fogli, sono la stesura del nuovo film che sta preparando, Il Vangelo secondo Matteo. Ne è invasato, mi chiede se voglio recitare la parte di uno degli apostoli, gli rispondo negativamente, come avevo già fatto con Rosi. (…) Mi saluta e parte di corsa mettendomi tra le mani il suo ultimo libro Poesia in forma di rosa. La capacità di lavoro di Pasolini è spaventosa. (…)

21 giugno 1968
Pasolini è sempre contro corrente. Non lo fa per posa, ma perché illuminato dal suo modo di soffrire i fatti, dalla sua lucida, profetica intelligenza. Deve sempre stare alla ribalta, è più forte di lui.”.



Gillo
PONTECORVO

8 maggio 1965
Sono stato ore ed ore al Caffè Greco sempre frequentato dagli stessi personaggi. Stanno seduti ai loro tavoli come in un museo. (…) Sono venuto in compagnia di Gillo Pontecorvo. Troviamo un tavolino d’angolo e ci seppelliamo nel fumo. Faccio la mia parte brandendo il toscano come un lanciagas. (…) Finalmente tranquilli, Gillo mi spiega le difficoltà in cui s’è incastrato per girare La battaglia di Algeri. Il “difficile” mi dice “è fare scaturire dai fatti la tensione di una resistenza e di una guerra diversa da ogni altra. Voglio fare un film di massa con pochi episodi che isolano i personaggi, ma dove ogni vicenda individuale porti in sé il sacrificio di tutti.



Francesco
ROSI

20 febbraio 1963
Ieri sera a cena Francesco Rosi non ha voluto altri al nostro tavolo, voleva parlarmi a tu per tu. Il suo volto sempre serio era più teso del solito. Si tratta del nuovo film che sta preparando. Come al solito è un film di denuncia. Contro la vergogna degli abusi edilizi, il titolo che vorrebbe dargli è Le mani sulla città. Rosi non si distrae un istante né si preoccupa delle mie osservazioni quando gli dico che così, come mi ha esposto la trama, temo sia poco spettacolare. (…) Rosi è convinto che è tempo di parlar chiaro rinunciando anche allo spettacolare. La forza dei fatti deve riuscire a tenere avvinti gli spettatori. (…) Poi avanza una proposta che mi intriga personalmente e mi fa trasalire. Per dare più veridicità alle testimonianze vuole che il film sia interpretato da autentici protagonisti della lotta politica. Mi chiede in sostanza di fare l’attore con una parte di rilievo assieme a d altri politici. L’attore? Ne ho fatte di parti nella mia vita e di mestieri: dal guerriero al partigiano, dal giornalista all’oratore, dal conferenziere al parlamentare, allo scrittore, ma fare l’attore mi pare eccessivo. Non perché sia meno onorevole partecipare ad un film di Rosi che stare tra i banchi di Montecitorio. Concludo con un no deciso.
(n.d.r. Il film vincerà il Leone d’oro a Venezia nello stesso anno)



Roberto
ROSSELLINI

25 maggio 1969
Rossellini ci accoglie nella sua bella casa, in un gran salone con libri e dipinti. (…) Grassi propone di trarre il testo teatrale da un episodio del Voltagabbana. Rossellini propone un’altra trama. Raccontare le sue peripezie del tempo clandestino da una casa all’altra di Roma per sfuggire ai nazisti. Non riusciamo a metterci d’accordo. Quello che proponiamo Grassi ed io non convince Rossellini e ciò che lui pensa non convince noi.



Fratelli
TAVIANI

8 maggio 1965
Non faccio a tempo a rispondergli perché arrivano i fratelli Taviani a salutarci. Anche loro amano fare nascere le loro regie in mezzo al fumo del Caffè Greco. Roma è la grande città dove si sta come in un paese. Ci si incontra continuamente. Vi sono luoghi, caffè, ristoranti dove sei sicuro di trovare sempre gli stessi amici senza bisogno di appuntamenti.



Luchino
VISCONTI

25 aprile 1949
Ho incontrato Luchino Visconti al festival di Milano dove insieme abbiamo assistito al suo film La terra trema. Mi ero riletto Verga la notte prima. L’impatto tra i due è impressionante. Visconti è andato a vivere, a parlare con i pescatori di Acitrezza. Ha ottenuto che fossero loro i protagonisti come presenze della verità.



Cesare
ZAVATTINI

15 febbraio 1951
Sono andato con Zavattini e De Sica ad assistere alla prima di Miracolo a Milano. Mi sono entusiasmato. Zavattini è un mago. Volavo anch’io a cavallo delle scope sul Duomo di Milano. È un film che non piacerà ai ricchi. Ma la verità è mai piaciuta ai sepolcri imbiancati?



Valerio
ZURLINI

5 novembre 1959
Questa sera è con noi a cena il regista Zurlini. Ci parla del suo film Estate violenta. Zurlini è simpatico, modesto, di non molte parole. Andiamo assieme nella saletta dove presentano il film ai critici.


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