Gelosie di quel che i frati a Monastero è rimasto nei tempi di monumentale ed utile ponte e castello che fan quasi tutt’uno, la mole immensa di pietre squadrate tuttora vegeta e viva chi va e chi viene, scuole alloggi ed uffici il ponte sul fiume per servizio di quei della Rocca, fatto a schiena d’asino con quegli enormi spalloni, che ogni altro ponte a monte e a valle Bormida grossa li spianta come se fosser palandole, ma questo è sempre lì intatto nei secoli, per via di quel cemento, che i frati spegnevan la calce con la chiara d’ovo; e dei rossi facevan zabaione.
Augusto Monti
da "I Sanssossì"
(La fine si avvicina)