La vecchia maestra Secco ha voluto venire con me a guardare le colline con le belle vigne allineate dal balcone di Fonsmagna. È la via più alta del paese e appena ti sporgi in un cortile fuori dalle case vedi distendersi sotto la valle stretta delle Sette Figlie e quella della Crivera e poi i filari che prendono a salire sui bricchi fino ai cocuzzoli sui quali i contadini hanno cresciuto ognuno una pianta che nei giorni di vento fischia, attraverso i suoi rami, come un avvertimento e un richiamo. La maestra conosce i colli uno ad uno; è nata in questo paese e ci vive e si è chiusa dentro ricordi e storia. Ne parla come dell’unico innamorato che ha avuto, dell’unico uomo che ha veramente corteggiato anche se invece delle braccia aveva piante di olmi e gaggie, al posto dei capelli i boschi della Sermassa, invece della bocca le fontane del Rio, del Cresi e quella dell’acqua marcia nella valle più fonda della Madonna. Te l’ho insegnato sui banchi di scuola e vedo che ti è rimasto in testa, se al tuo cane hai messo il nome di chi lo uccise: “Tu quoque Brute, fili mi”.
(…) “Vedi, quella si chiama la valle delle Sette figlie perché il suo primo proprietario, che voleva a tutti i costi avere un maschio per lasciargli tutta l’eredità, non riusciva a mettere al mondo che femmine, sette addirittura. Allora si disperò e si affogò in un pozzo, quello che c’è ancora laggiù ai margini tra la vigna e il bosco. È rimasto il nome di Sette figlie alla valle come una condanna per quel gesto folle. Quell’altra valle, della Crivera, prende il nome dall’aquila delle nostre parti. Più piccola dell’aquila vera, la crivera ha lo stesso volo,lo stesso grido e scende sulla preda a precipizio. Galline, bisce, talvolta assalta anche cani e bambini. Era l’abitatrice predona di quei boschi quando erano più folti e ha dato il nome alla valle. Il nostro era un paese importante, pieno di storia e di monumenti che li ricordano. Hai mai visto il disegno, unico ricordo rimasto, del castello dei Monferrato? Sai anche che un pazzo di sindaco contadino, dato che il castello era poi diventato proprietà del comune, aveva deciso di fare dei contratti a cottimo con i senzatetto per abbatterlo e utilizzare così i mattoni per fare abitazioni? Molte case del paese e della frazione Noche sono costruite con quei mattoni enormi.