Le parole di Battistin, che portava per soprannome proprio quello della Sermassa, perché aveva passato la vita tra quelle piante, sulla lunga distesa di boschi che voleva comprare l'americano, mi hanno spinto a salire sopra il cucuzzolo, accanto al vecchio rovere, che da oltre cento anni segna l'inizio di quella immensa distesa di verde sotto il sole.
Leggevo sui libri delle elementari e, quando venivo qui, o sopra il bricco dei Saraceni, mi dicevo: "Il mare deve essere così, sempre uguale a vista d'occhio" e, quando mi sono scontrato con il mare vero e l'ho navigato per notti e giorni nello spasimo delle guerre, avevo sempre nostalgia del mare verde della Sermassa, il mare del mio paese.
E adesso, perché deve arrivare un americano a rubarci quel verde e quel sogno? L'uomo dai capelli rossi vuole realizzare un'iniziativa turistica speculativa nelle Langhe, tra Alba e Bossolasco. Così anche le colline più ricche d'uva e di boschi e di verde e di ossigeno e di salute, le terre rosse e nere più silenziose e solitarie d'Italia verranno infestate dal cemento?
Battistin della Sermassa e tutti i contadini come lui, per veder passare il progresso, devono rinunciare ad essere se stessi cioè contadini, vignaioli e boscaioli?
Scendo tra i castagni della Sermassa a respirare l'aria buona, come il pane di casa, per disperdere la rabbia che mi è saltata agli occhi. Cammino sull'erba.
Lo so, conosco tutte le tempeste del mondo, ci sto dentro e non mi tirerò indietro, ma in questo momento sto con l'usignolo e tremo di tenerezza.