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Cimitero di Vinchio


La morte ha lo stesso richiamo della vita. Laggiù appena discosto dal paese, s’alza il cimitero con le mura coperte di rose, lo incornicia il verde, non c’è assedio di morte. Sotto quel cielo, sotto i rami dell’olmo, nel concerto degli uccelli, morte e vita hanno lo stesso nascere e morire nello stesso attimo. Anche Rosetta, quando si soffermava qualche istante con gli occhi chiusi, ripeteva a tutti che era certa di rinascere. È con questa convinzione che è partita, senza un lamento, una scialba mattina di settembre, senza salutare nessuno, la vita e la morte debbono essere questo: l’una non uccide l’altra perché entrambe sono immortali.

Davide Lajolo





Ha scritto Leonardo Sciascia, riprendendo e condividendo Borges a proposito della tenerezza per il luogo natìo: “Ho l’impressione che la mia nascita sia alquanto posteriore alla mia residenza qui. Risiedevo già qui e poi vi sono nato.
Non può essere diversamente. Questa arcana magia vale anche per me. Se mi riempio il palmo della mano di questa terra, entrando nel vigneto mentre il contadino zappa, la sento palpitare calda come avesse sangue e anima. Queste colline nei paesaggi notturni sotto la luna sono davvero mitiche.

Davide Lajolo