Negli antichi documenti Murazzano è detto in latino “Mulatianum” e “Mulassano” in volgare, desinenza che testimonia quasi certamente la sua origine da un “Fundus Munatianum” istituito dai Romani verso il 173 a.C. quando riuscirono ad assoggettare i Liguri.
Verso il 900 subì le scorrerie dei saraceni e Murazzano è nominato per la prima volta nel famoso diploma di Ottone I del 967 il quale passando per le Langhe lasciò la zona “sine tributo” vista la desolazione causata dalle scorrerie. In seguito Murazzano fece parte della Marca Aleramica ed è nominato nuovamente in un atto del 1143 stipulato tra i figli di Bonifacio del Vasto.
Nel 1210 passò sotto i Marchesi di Saluzzo fino al 1463 quando fu acquistato dai Savoia. Durante il periodo napoleonico fu incendiata la sacrestia del Santuario (1799) e nel 1800 fu distrutto il castello medievale.
Nella seconda guerra mondiale visse il periodo della Resistenza scrivendo un adelle pagine più straordinarie in favore dei partigiani che trovarono rifugio e cure all’Ospedale attiguo al Santuario.
Murazzano è uno dei luoghi più amati da Fenoglio, che vi trascorse in gioventù periodi di vacanza presso parenti paterni e dove restò nascosto prima di iniziare l’avventura partigiana. Qui sono ambientati episodi di guerra de Il Partigiano Johnny e storie di Langa narrate nei racconti La sposa bambina, L’addio e soprattutto L’esattore, una vera e propria saga di paese, a lungo elaborata da Fenoglio.